Tassa SMS: il punto della situazione dopo le prime smentite

Come un fulmine a ciel sereno, la possibilità ventilata nella giornata di ieri che il governo potesse tassare di 2 centesimi di euro ogni SMS inviato in Italia aveva fatto tremare i polsi (e gli smartphone) a migliaia di utenti dello stivale. Nel giro di poco tempo, però, fonti non meglio precisate a Palazzo Chigi avrebbero confermato l’infondatezza (o la cancellazione) di questa idea dalla bozza di legge. Cerchiamo di vederci più chiaro.
La tassa sugli SMS sarebbe stata inclusa nel decreto di riforma della Protezione Civile. In linea teorica la motivazione aveva delle basi ben solide e senza alcun dubbio legittime: finanziare i fondi di emergenza dello stato da dedicare ai casi di emergenza naturale, ai quali come ben sappiamo il nostro Paese non è certo esente. Dal terremoto dell’Aquila all’inondazione della Liguria e della Toscana, passando per la terra che è tremata proprio questa mattina a Palermo, i disastri naturali che necessitano l’intervento della Protezione Civile sono numerosi e costosi. Il problema, però, è che la bozza del decreto avrebbe previsto una tassazione che avrebbe coinvolto anche gli SMS inviati da computer e tablet, che anche da un punto di vista tecnologico sono più vicini alle chat che agli SMS veri e propri. Insomma, grande confusione e anche grande rabbia per l’ennesima tassa che cade sui cittadini in questo periodo di profonda crisi economica.
Come detto, però, pare che questa tassa sia stata velocemente cancellata. Le modalità non sono chiare: non si capisce, infatti, se la proposta della tassa sugli SMS non sia mai stata effettivamente presente nella riforma della Protezione Civile oppure se sia stata inserita e poi cancellata. In quest’ultimo caso ci si potrebbe interrogare sul motivo: sono state le proteste praticamente unanimi dei cittadini a far indietreggiare il governo oppure è stata la difficile attuazione di una simile operazione a mettere tutti sull’attenti? Impossibile saperlo in questo momento. La sensazione è che la paura si sia ormai dissolta nell’aria e almeno per quanto riguarda i messaggi di testo non dovremmo più aver timore di ulteriori tassazioni.
Tra l’altro questa norma sarebbe stata di difficile attuazione a fronte di numerosi contratti “tutto incluso” già firmati con i clienti dai provider di servizi e anche a fronte dei tanti programmi, come iMessage e WhatsApp, che hanno ormai omologato i brevi messaggini tra cellulari a delle semplici e veloci chat. Speriamo che il mondo dell’informatica, che telefoni a parte non è ancora diffuso capillarmente nel nostro Paese, non debba affrontare nuovamente un simile paletto, che verrebbe percepito come un’ingiustizia a prescindere dalla motivazione dietro alla tassa.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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Ven 13/04/2012 da Lorenzo V. E. Bellini












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Come spiegato molto bene nell’articolo,
Rispondi Segnala abusola tassa sui sms sarebbe davvero di difficile attuazione, e personalmente io credo che questa sia una bufala, ma studiandola bene potrebbe essere una cosa valida, aiutare le magagne del nostro paese in questo modo, mi spiego:
non si potrebbe introdurre la tassa ma fare in modo che per il cittadino non cambi nulla ?
ovvero togliere quei 2 cen. all’introito lordo della compagnia telefonica ?
Basterebbe poi vigilare che queste non possano aumentare in altri servizi per venirseli a riprendere no ?
Saluti a tutti