
Google come iCloud o Dropbox. Anche il colosso di Mountain View, infatti, pare sia in procinto di lanciare il suo progetto di cloud per i suoi utenti. L’indiscrezione è stata rilasciata niente meno che dal Wall Street Journal e anticipa alcune piccole caratteristiche del servizio, che al momento non sembra molto diverso dai suoi concorrenti.

Oggi è il giorno decisivo, il mondo toccherà con mano Volunia, il nuovo motore di ricerca realizzato a Padova dal matematico Massimo Marchiori, Volunia è un motore di ricerca, un progetto del web, una scommessa italiana, una sfida a Google. Cosa si Volunia nessuno per il momento lo sa con certezza, Volunia potrebbe essere tutto questo e tanto altro, di certo c’è soltanto che Volunia è un prodotto che non farà concorrenza a Google, almeno stando alle parole di Massimo Marchiori.

Dove non ha potuto la rete fissa, hanno avuto successo cellulari e tablet. Come ben sappiamo in Italia soffriamo ancora di un pesante digital divide, che esclude di fatto diverse zone d’Italia dall’accesso alla rete. Fortunatamente, però, la tecnologia di connessione 3G ha permesso di “cablare wireless” la quasi totalità del nostro Paese, registrando un aumento esponenziale degli accessi a Internet.

Ben sappiamo che il nostro Paese non è esattamente al primo posto per diffusione della tecnologia o per la riduzione del “digital divide”. Il nuovo decreto sulle liberalizzazioni, però, potrebbe portare una serie di novità molto interessanti, che in caso di approvazione potrebbero aiutare molto l’Italia a fare passi avanti nel campo della diffusione della tecnologia.

Non c’è un attimo di pace per il mondo di Internet in questi giorni. A quanto pare le amministrazioni mondiali hanno deciso che il 2012 sarà l’anno della lotta alla pirateria online e in questo senso sembra doversi leggere la firma dell’UE sull’accordo Acta, una legge che si ripromette di combattere le contraffazioni e che, secondo gli oppositori, contiene diverse voci che potrebbero limitare la libertà di parola su Internet.

Com’era forse facilmente prevedibile, il tribunale neozelandese ha negato la libertà su cauzione al fondatore di Megaupload Kim Schmitz, meglio noto come Kim Dotcom, arrestato lo scorso venerdì e accusato di diverse attività illecite tramite il suo famosissimo portale caratterizzato dal suffisso “Mega”. Nel frattempo, però, il magnate neozelandese non rinuncia a difendersi, tirando in ballo anche YouTube.
La chiusura di Megaupload e l’arresto dell’ormai noto Kim Dotcom stanno mostrando il loro primo effetto sul mondo del Web. Se, infatti, sono fioccati a decine i falsi siti Web che affermano di essere una sorta di Megaupload “redivivo”, i veri siti di hosting per file stanno velocemente correndo ai ripari, limitando moltissimo le funzioni offerte ai loro iscritti.

Ieri è stata una vera e propria giornata di fuoco per il Web. La chiusura di Megaupload e di tutti i siti ad esso collegati, insieme all’arresto di Kim Dotcom e di sei suoi collaboratori, ha scatenato una vera e proprio guerra d’opinione sul Web. Il giorno dopo è sempre l’ideale per provare a riassumere un po’ la situazione e cercare di fare chiarezza sulle due parti in causa.
Il caso Megaupload continua a gonfiarsi. È stato ora diffuso un video nel quale si vede Kim Dotcom, alias Kim Schmitz, fondatore del portale, apparire davanti alla corte di North Shore ad Albany, quartiere alla periferia di Auckland in Nuova Zelanda. Qui gli sono stati letti i vari capi d’accusa per i quali si è proceduto al suo arresto.

Megaupload ormai un caso mondiale. Il popolare portale Web di materiale video, chiuso durante la notte italiana dall’FBI per ripetute violazioni della legge sul diritto d’autore, è ormai trattato come fosse l’ultimo baluardo della libertà su Internet. Nelle ultime ore stanno spuntando “nuovi” Megaupload e Megavideo come margherite, mentre Anonymous parla già direttamente di World Wide War, gioco di parole tra WWW e l’inglese per Guerra Mondiale.