Megaupload, il punto della situazione

Ieri è stata una vera e propria giornata di fuoco per il Web. La chiusura di Megaupload e di tutti i siti ad esso collegati, insieme all’arresto di Kim Dotcom e di sei suoi collaboratori, ha scatenato una vera e proprio guerra d’opinione sul Web. Il giorno dopo è sempre l’ideale per provare a riassumere un po’ la situazione e cercare di fare chiarezza sulle due parti in causa.
È notizia di queste ore che il Senato USA ha ufficialmente deciso di rimandare la decisione circa le leggi sulla pirateria online, la famigerata SOPA. Una scelta di cui si era già a conoscenza da un paio di giorni e che, secondo alcuni, ha portato alla chiusura di Megaupload come “parziale” scusante nei confronti delle major discografiche e cinematografiche. Megaupload è (o era) uno dei portali di video sharing più grande del mondo. Tipo YouTube, ma viene accusato di non aver posto sufficiente controllo per evitare che sui suoi server venisse caricato materiale protetto da copyright. Anzi, gli accusatori affermano proprio che questa pratica venisse incoraggiata. Sono così scattate le manette da parte dell’FBI e lo spegnimento dei servizi del portale.
Questo ha portato non solo ad una sequenza impressionante di proteste via Web, ma anche alla reazione degli attivisti hacker di Anonymous. Come forse già molti sanno, Anonymous non è esattamente un’organizzazione precisa con dei capi e dei rappresentanti ufficiali, ma possiamo definirla come un’enorme comunità di persone che affermano di combattere, a torto o a ragione, in favore della libertà di parola ed espressione sul Web. Alcuni membri di Anonymous hanno fatto partire una mega-operazione (mai termine fu più azzeccato) che ha portato all’oscuramento di alcuni siti dell’amministrazione americana, di alcune major del settore entertainment e addirittura del sito dell’Eliseo, dopo che il presidente Sarkozy aveva applaudito alla chiusura di Megaupload.
Cosa succederà ora? In queste ore sono in atto i procedimenti per l’estradizione di Kim Dotcom e dei suoi collaboratori dalla Nuova Zelanda all’America. La presenza di alcuni server di Megaupload sul suolo americano, infatti, ha permesso all’FBI di intervenire (in questo senso è stato un grave autogol da parte del fondatore). Nel frattempo sul Web si stanno diffondendo numerosi siti che affermano di potersi sostituire a Megaupload. Alcuni, addirittura, affermano di essere lo stesso staff di Megaupload che sta lavorando per ripristinare il servizio, ma dal momento che i principali membri della società sono al momento agli arresti, appare difficile che qualcuno stia davvero organizzando qualcosa dall’interno.
Kim Dotcom, alias Kim Schmitz, è accusato di istigazione alla pirateria, riciclaggio di denaro e di violazioni ripetute alla legge sul diritto d’autore. La gestione del sito e gli ingenti guadagni raccolti in questi ultimi cinque anni di attività si stanno ritorcendo contro di lui. Gli avvocati affermano di poter tirare fuori Megaupload e soci da queste sabbie mobili, ma la situazione è davvero molto delicata e sembra difficile che il sito possa uscirne fuori in maniera indolore.
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Sabato, 21 Gennaio 2012 da Lorenzo V. E. Bellini in Internet e Reti, Primo Piano, Tv e Film Streaming













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