Condanna Google: informativa privacy carente e nascosta ecco le motivazioni ufficiali

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Dopo aver parlato della condanna dei dirigenti Google per il caso del video inserito del ragazzo down molestato, nel portale Google Video, ecco che arrivano le motivazioni della condanna: no limitazione della rete ma informativa sulla privacy carente e nascosta.


“L’informativa sulla privacy era del tutto carente o comunque talmente nascosta nelle condizioni generali del contratto da risultare assolutamente inefficace per i fini previsti dalla legge. La condanna non viene qui costruita sulla base di un obbligo preventivo di controllo sui dati immessi ma per un insufficiente (e colpevole) comunicazione degli obblighi di legge riguardo l’informativa sulla privacy”. Con queste parole il giudice Oscar Magi motiva la condanna dei dirigenti Google per quanto riguarda il fatto del video del ragazzo down molestato, inserito all’interno del portale Google Video. “Non esiste la sconfinata prateria di internet dove tutto è permesso e niente può essere vietato, pena la scomunica mondiale del popolo del web. Esistono invece leggi che codificano comportamenti che creano degli obblighi che ove non rispettati conducono al riconoscimento di una penale responsabilità” aggiunge il giudice, ma naturalmente google non ci sta ed annuncia di presentare ricorso perché “come abbiamo detto nel momento in cui la sentenza è stata annunciata, questa condanna attacca i principi stessi su cui si basa internet. Se questi principi non venissero rispettati, il web così come lo conosciamo cesserebbe di esistere e sparirebbero molti dei benefici economici, sociali, politici e tecnologiche che porta con sé. Si tratta di importanti questioni di principio ed è per questo che noi e i nostri dipendenti faremo appello contro questa decisione” (proteste, come era logico immaginarsi, arrivano anche dagli Stati Uniti che, attraverso l’ambasciatore in Italia David Thorne si erano detti “negativamente colpiti”).
 
Questa sentenza farà ancora parlare di sé, anche perché a differenza di quello che si era detto o pensato inizialmente, non un controllo su internet ma piuttosto un rendere consapevoli le persone di quello che è la rete, delle sue potenzialità, dei suoi pericoli e soprattutto del fatto che anche se si parla di virtuale, comunque bisogna rispettare la legge.
 
motivazione sentenza completa
 
[fonte: repubblica.it]

Martedì, 13 Aprile 2010 da Michelangelo Pisu in Internet e Reti

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