I server di Google in mezzo al mare

A Mountain View sembra che ne sappiamo una più del diavolo, se è vero che Google ha presentato richiesta per un singolare brevetto: trasferire o assemblare ex novo dei server da posizionare in mare, in modo da pagare meno tasse, abbattere il digital divide e utilizzare energia pulita per alimentarle.
In un periodo in cui si ha sempre più un occhio verso la salvaguardia dell’ambiente, i costi sempre più eccessivi delle forniture elettriche e non ultimo l’alfabetizzazione informatica dei cittadini mondiali, sembra proprio un’ottima idea quella di dislocare dei server nel mare.
Le motivazioni che hanno spinto google a questa singolare proposta sono molteplici: la prima e che spesso si è impossibilitati a costruire strutture sulla terra ferma (sia per la conformazione del terreno che per le tasse del suolo), poi il fatto di dislocare queste strutture a ridosso di centri dove ancora il gap è enorme.
Nono solo intenti umanitari però, anche perché queste piattaforme mobili ancorate al fondo marino sarebbero alimentati dal movimento delle correnti (ecco la produzione energetica), raffreddati dalla stessa acqua marina e per finire sarebbero esenti dagli oneri da parte di Big G verso alcun stato, perché territori così detti off-shore.
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