I PM di Milano Contro Google: nasconde i dati degli utenti anche in presenza di un reato

I PM di Milano Contro Google

Divampa la polemica a proposito di una lettera da parte di Google rivolta verso la Procura di Milano che mette nero su bianco i limiti in cui fornirà i dati degli utenti, anche se si è di fronte palesemente ad un reato punibile legalmente, il tutto a discrezione dell’azienda statunitense.


Google mostra i denti nei confronti della Procura di Milano (ed in generale verso tutti i PM italiani ed affini che richiedono i dati riguardanti utenti, connessioni e quanto altro riguarda i servizi da loro erogati) in relazione al processo penale che vede imputati i dirigenti italiani del colosso di Mountain View dall’accusa di diffamazione riguardo al filmato pubblicato su Google video con le immagini di un ragazzo down malmenato da quattro studenti torinesi. Nella lettera la vicepresidente Nicole Wong degli affari legali del colosso mondiale, Google Inc. dichiara che ogni dato che verrà richiesto dalla Magistratura Italiana o in generale dall’autorità giudiziaria dovrà essere subordinato alla “propria discrezione”, senza dimenticare che comunque, sempre secondo Wong, i dati da parte dell’azienda non verranno conservati per più di 30 giorni (contro i 12 mesi previsti dal decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 109, che si basa su una direttiva comunitaria 2006/24).
 
I problemi comunque non riguardano esclusivamente questa lettera ma alcune altre irregolarità riscontrate come ad esempio le “procedures and policies” (le così dette linee guida legali) che risultano “non conforme al diritto italiano sotto più profili” secondo il procuratore aggiunto della Repubblica di Milano Corrado Carnevali. Un’altra abiezione è sul fronte della territorialità in quanto (sempre secondo l’autorità giudiziaria milanese) Google deve “essere soggetta alla normativa italiana, visto che rivolge i propri servizi (anche) verso cittadini italiani e comunitari”. Ma ancora, sempre secondo le linee guida legali nel caso l’infrazione venga commessa sul suolo italiano ma da un IP non proveniente dal paese ove sia stato commesso, Google non è obbligata a fornire il dato in questione (eppure spesso grazie al mascheramento o all’utilizzo di computer zombie si può commettere un reato stando in Italia ma utilizzando macchine dislocate fuori dal territorio).
 
La dichiarazione che più ha sconcertato il Procuratore Carnevali sta nell’affermazione di subordinare l’informazione da comunicare alla “propria discrezione”, così che anche se “in presenza di specifiche circostanze di emergenza che implicano imminente pericolo di morte” si è impotenti a causa di una scelta arbitraria che va al di fuori del diritto italiano e della logica della buona convivenza.
 
Il mio parere personale è che in questa situazione debba intervenire lo Stato Italiano magari con pressioni dirette verso l’Amministrazione Statunitense o verso l’ambasciata, in modo che si possa portare a più miti ragioni Google (non dimentichiamoci che comunque sono in palese contrasto con le norme giuridiche italiane ed europee). Un altro passo fondamentale potrebbe essere quello da parte di Bruxelles che sanzioni l’azienda in modo che non si possano ripetere spiacevoli situazioni analoghe per non creare pericolosi precedenti (sappiamo quanto la tasca possa fare più di qualsiasi ammonimento o condanna pubblica). Sempre che questa non sia solo una manovra da parte di Google per far vedere la ferrea volontà di garantire a tutti i costi (anche quando a livello legale non è più possibile) l’anonimato e la privacy per poi via traverse far fuoriuscire le informazioni riservate in modo che tutti si rimanga contenti.

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Martedì, 29 Settembre 2009 da Michelangelo Pisu in Curiosità, Google, Internet e Reti




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Commenti (1)

beh difronte a una richiesta della magistratura non vedo come google possa tirarsi indietro dal fornire i dati, non solo legalmente, ma anche e soprattutti per motivi etici. La questione infatti vede come vittime un ragazzo downi cui maltrattamenti sono stati pubblicati su youtube. Cioè Google vuole fare la figura di quello che copre i bulli? Andiamo bene… Fosse così smetterei di usare tutti i servizi google che uso, dal motore di ricerca a gmail.

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