Google trema: gli editori contro gli aggregatori di notizie

Google trema:  gli editori contro gli aggregatori di notizie

Tutti i utilizzano ed in generale chi li propone trae enormi guadagni dalle entrate pubblicitarie: stiamo parlando degli aggregatori di notizie che permettono di avere una panoramica completa sulle news prodotte dalle più grandi testate giornalistiche del web.


Ne avevamo parlato già qualche mese fa, internet via via sta andando a sostituire le testate giornalistiche cartacee con le più moderne ed attuali in formato web. Il problema è che la rete, a differenza della realtà che conosciamo, ci permette di collegare ad esempio in un’unica pagina tante notizie che provengono da varie fonti. Questo è un vantaggio per noi che possiamo informarci sui fatti senza bisogno di saltare da un sito all’altro, ma per l’altro verso sembra proprio che questa politica abbia cominciato ad infastidire le testate e le associazioni di categoria che cominciano a non essere più in accordo con questa politica. Infatti AP (Associated Press, una delle più grandi agenzie globali che si occupa di editoria e che rappresenta innumerevoli testate giornalistiche mondiali) ha deciso di lanciare una controffensiva verso gli aggregatori di notizie.
 
Considerate da più parti (naturalmente non dagli internauti che anzi plaudono a questo genere di iniziative) dei parassiti, gli aggregatori di notizie (tra tutti Google News) permetterebbero di indicizzare tutte le news del web in un’unica pagina, per esempio per argomento o per data, in modo da avere una visione da più parti del fatto. Secondo gli editori questo porterebbe introiti grazie alle visite al colosso di Mountain View, mentre sia i redattori che scrivono che le testate non sarebbero valorizzate (non basta secondo loro un riassunto un frammento della news ed un link alla pagina in questione). Il punto e che grazie a questa metodologia gli aggregatori presentano le notizie senza aver bisogno di una redazione ma presentando le news prese dalla rete.
 
Per questo motivo dopo aver fatto la voce grossa, gli editori minacciano di fare causa a Google e a chiunque usi questo metodo. Dal canto suo Google ha risposto che non è vietato dalla legge (visto un accordo milionario stipulato qualche tempo fa sulla pubblicazione integrale dei comunicati stampa e comunque la dottrina del giusto utilizzo) e che se gli editori vogliono a Mountain View potrebbero togliere ogni riferimento al sito o alle news dai loro database, così da preservare la loro privacy ed i loro diritti. Questo in “soldoni poveri” però vorrebbe dire perdere miloni all’anno dalle entrate pubblicitarie.

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Giovedì, 9 Aprile 2009 da Michelangelo Pisu in Curiosità, Google, Internet e Reti

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