Google citata in causa dall’associazione “Vivi Down”

Google citata in causa dall’associazione

Sbarca nelle aule di tribunale una brutta storia di bullismo a sfondo elettronico avveduto nel 2006 ai danni di un ragazzo affetto da sindrome di Down, che vede imputata Google con il suo Google Video per non aver vigilato sui contenuti postati dai suoi utenti.


Quella che si dovrà discutere può essere considerata una causa senza precedenti, infatti ne in Italia o in qualsiasi altra nazione si è avviato un processo ai danni di un gestore di servizi internet (mentre i provider veri e propri sono deresponsabilizzati da una legge comunitaria), per l’utilizzo che ne possano avere fatto gli utenti. Infatti Google è stata citata in giudizio per non aver vigilato sui contenuti inseriti da utenti che riguardavano violenze subito da un ragazzo portatore di sindrome di Down (sbeffeggiato e picchiato) portate da alcuni suoi compagni di classe. La causa vede imputati 4 dirigenti della multinazionale americana (non si sa se della sede italiana o americana) per diffamazione e violazione delle tutele sulla privacy.
 
Senza entrare nel merito delle faccende processuali (se ne occuperà la magistratura nelle sedi appropriate), il caso “Vivi Down” (rinominato così per via del nome della associazione che ha portato in causa l’azienda) vede contrapposte due linee di pensiero: quella di Google che parla dell’impossibilità di poter controllare tutto quello che si mette in rete e del fatto che gli utenti vengano responsabilizzati per utilizzare al meglio la tecnologia (Google è impegnata in varie parti del mondo contro la pedofilia e con iniziative per responsabilizzare gli utenti verso il mezzo tecnologico), infatti aggiunge che se dovessero essere responsabili di quello che fanno i propri utenti allora sarebbe impossibile un controllo (fa l’esempio del blog di Beppe grillo ospitato presso la piattaforma di Blog Blogger, della stessa azienda di Mountain View), visto che si minerebbe la libertà individuale.
 
D’altro canto invece il legale dell’associazione “Vivi Down” dice di non voler una caccia alle streghe e neanche di limitare la libertà su internet o altrove, ma di volersi battere contro un sistema nuovo (senza richieste di risarcimenti pecuniari), migliorabile, con una legislazione carente. Secondo sempre il legale anche in caso di sconfitta ci sarebbe un risultato notevole in quanto si è riusciti a parlare del problema e magari “anche arrivare, nel corso del dibattito, a un intervento del Parlamento per modificare o comunque migliorare le leggi italiane”.

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Sabato, 31 Gennaio 2009 da Michelangelo Pisu in Google, Internet e Reti

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Commenti (2)

 Add karma Subtract karma
AVATAR
Benedetto Nardini

Perchè non fanno causa ai genitori delle belve affinchè si facciano quache anno in riformatorio?

Ma che c’entra google italia…quando fai un account c’è scritto che sei te responsabile di quel che metti…che devono controllare ogni singolo video? Inoltre google dopo poco la segnalazione ha eliminato il video…sarebbe ma da vergognarsi di tali associazioni quando fanno queste manovre…se la rifanno contro chi non ha colpe? proprio loro che tutelano dei ragazzi con problemi? roba da matti…

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