Crollo dell’ITC ?

Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?

Sembra proprio che dopo anni di guadagni e di bilanci sempre in positivo, ora anche le aziende che operano nel campo dell’ITC cominciano a sentire la crisi che avanza, rispondendo con licenziamenti e ridimensionamenti. Ed il peggio non è ancora arrivato…


La crisi non ha ostacoli
 
Nonostante gli appelli da più fonti sui network più importanti italiani e stranieri, l’ottimismo che fino a qualche mese fa aveva pervaso le menti delle persone, ora sta man mano scemando e lasciando spazio alla disperazione per un futuro incerto, dove il licenziamento è dietro l’angolo. Oramai nessun comparto potrà salvarsi da questa catastrofe economica, neanche il mondo dell’ITC, che da sempre ha assorbito bene i contraccolpi finanziari ed ha generato utili per svariate migliaia di miliardi di dollari (basta pensare che aziende del calibro di LG fatturavano miliardi di euro l’anno). La crisi è alle porte, ma sembra che nessuno abbia la ricetta giusta per fermarla, ed intanto i grossi colossi cominciano a tagliare personale.
 
Evitando di analizzare quali le cause di questa colossale debacle economico sociale (anche sociale visto che da questo momento in poi il nostro stile di vita dovrà essere rivalutato, come anche il tipo di economia su cui si basano i nostri risparmi), che lasciamo ai lettori o agli esperti di economia, ci vogliamo concentrare sugli effetti di questa terribile stagione, dove la falce dei manager manda a casa 1000, 1500 dipendenti contemporaneamente. Nonostante gli stati non stiano a guardare, e cerchino in tutti i modi possibili a loro consentiti di risollevare l’economia (difficile prima di uno o due anni) o comunque di ammortizzare la caduta di quello o altro colosso, le notizie che arrivano dalla rete (visto che la carta stampata per non allarme i cittadini e quindi non informali, non pubblica quello che in realtà è sotto gli occhi di tutti) non sono per nulla confortanti.
 
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
Eppure chi vive nel mondo informatico, analisti, redattori, giornalisti o semplici operatori, mai avrebbero pensato che il comparto informatico, tecnologico ed elettronico avrebbe subito un così duro colpo (certo, la crisi ed i licenziamenti sono fisiologici, ma nessuno avrebbe sospettato di tale portata). I licenziamenti a cui sono sottoposti migliaia di dipendenti (nessuno escluso, basti pensare che hanno il ben servito: ingegneri, manager, consulenti, programmatori, non solo operai specializzati o in generale manovalanza semplice) sono figli del calo drastico dei consumi che hanno portato a produrre di meno e quindi a guadagni sempre più inferiori, senza contare quindi che chi vive con la pubblicità ha visto dimezzarsi i profitti.
 
Cosa dice il web
 
Escludendo quindi le testate giornalistiche cartacee nostrane, se si va a spulciare un po’ in giro per la rete quali sono i numeri della crisi e chi sta colpendo, si scopre come che aziende insospettate stiano passando dei brutti momenti (per non parlare dell’informazione cartacea e sul WEB che sembra abbia un notevole momento di crisi, ma non solo da oggi però), società che fino a qualche anno fa venivano considerate come il miracolo economico della “new economy“, ora annaspano cercando di rimanere a galla, sperando che il futuro non sia così a tinte fosche come molti analisti ora lo stanno dipingendo.
 
Il caso che più mi ha colpito è quello di Motorola: infatti un’azienda che fino a 5 anni fa era considerata una tra i grandi della telefonia mobile (il mio primo cellulare nel 1999 è stato un motorola) e che produceva altri tipi di apparecchi elettronici (anche microprocessori), ora si trova a pagare una crisi interna proprio in questo momento di crisi internazionale (purtroppo alcune scelte di mercato hanno iniziato a minare la solidità dell’azienda ancora prima), e quindi è quella che più di tutte sta pagando delle colpe che non sono solo sue (senza contare la chiusura dello stabilimento a Torino il Centro di Ricerca e Sviluppo che ha mandato a casa 370 ingegneri). A questo va aggiunto la chiusura dei progetti di comunicazione stampa in europa per quanto riguarda la divisione mobile di Motorola.
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
 
Se invece si va ad analizzare il dato internazionale, Motorola conta di licenziare tra l’anno passato (1500 dipendenti) e questo 3000 dipendenti, senza contare i tagli fatti al personale in questi ultimi anni (si parla ad ora di 17.000 dipendenti che hanno dovuto cercare altra sistemazione). Tanto per non cambiare la rotta Motorola ha annunciato il licenziamento di 400 dipendenti in più nel quarto trimestre del 2008, rispetto a quelle che erano le stime fatte in precedenza.
 
Ma se l’azienda statunitense naviga in cattive acque (l’azienda triestina di telecomunicazioni Telit sarebbe interessata a rilevare il Centro di Ricerca e Sviluppo di Torino, mentre HTC secondo l’autorevole Financial Times vorrebbe comprare la divisione che si occupa di telefonia mobile di Motorola), le altre di certo non sorridono visto che ad esempio NEC ha annunciato tagli per 9500 unità solo in suolo giapponese mentre per quanto riguarda in altre parti i tagli saranno di altre 9000 unità. Eppure NEC contava in un profitto nel 2009 pari a circa 15 miliardi di YEN mentre si è dovuta accontentare di perdite nell’ordine di circa 290 miliardi di YEN.
 
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E che dire della situazione italiana: Tiscali conferma che con il nuovo piano industriale ci saranno dei tagli di circa 250 dipendenti (senza contare il ridimensionamento dell’azienda italiana, che via via ha subito nel corso degli anni) incentivati (in concertazione con i sindacati) con forme di esodi volontari (comunque la solfa non cambia, trasferirsi anche all’estero è un conto ma licenziarsi personalmente è un altro). Mentre afferma che le trattative per cedere le attività dell’azienda italiana nel Regno Unito sono ancora in trattativa.
 
Nel campo hardware invece ad avere problemi si trova l’Italiana (ma per valore e capitali, internazionale) STMicroelectronics che sembra intenzionata a licenziare 4500 persone per cercare di riuscire a colmare le perdite di 336 milioni di dollari (dati relativi all’ultimo trimestre del 2008); questi esuberi colpiranno tutti i settori dell’azienda (così ha detto Carlo Bozotti, presidente e amministratore delegato). Questa manovra sarà necessaria per cercare di ridurre i costi di almeno 700 milioni di dollari per il 2009 (questa è definita solo una parte della strategia, chissà cosa altro avrà in serbo STMicroelectronics).
 
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
Questo tsunami finanziario ha colpito colossi come IBM che nonostante un bilancio positivo ha annunciato un taglio al personale di circa 2800 unità che riguardera’ tutti i ruoli. E poi Philips che manderà a casa 6000 dipendenti a causa di una perdita nel 2008 di 186 milioni di euro contro un utile di 4,16 miliardi del 2007. Di contro però i ricavi annui sono stati pari a 26,39 miliardi di euro, in calo dell’1,5% rispetto all’anno precedente. Anche le compagnie telefoniche sentono la crisi visto che Sprint Nextel ha annunciato il taglio di 8mila posti di lavoro.
 
Nel mare dello sconforto e della incertezza LG Electronics non sembra abbia subito flessioni durante questo periodo, anzi ha raggiunto cifre record di fatturato (nel 2008 49,33 trilioni di KRW cioè 36,22 miliardi di USD) e nonostante un 2009 in cui la crisi si farà sentire più pesante, dovrebbe riuscire a contenere le perdite (dovute alla concorrenza e alla flessione della domanda) e continuare ad investire nel settore. Nokia invece sta’ li, perde qualche quota di mercato (passa al 37% ma non si sa a favore di chi), ma dovrebbe anche lei riuscire a non perdere stabilità, sperando sempre che il 2009 non sia peggiore di come gli analisti lo prevedono (e viste le previsioni troppo ottimistiche del 2008, forse c’è da tenersi saldi alla sedia).
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
 
Pubblicità e software
 
Per quanto riguarda invece le software house ed in generale le aziende che producono servizi le cose di certo non vanno meglio. Una nota software house tedesca SAP, nonostante il fatturato sia in crescita, ha annunciato dei tagli ( definiti a volte ridimensionamenti); i dipendenti che andranno a spasso sono ben 3000. Nonostante la pessima notizia l’azienda si affretta ad affermare che non si tratta di licenziamenti veri e propri visto che tra questi 3000 dipendenti vengono anche inclusi tutti quelli che andranno in pensione e quelli che daranno volontariamente le dimissioni.
 
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Dal versante americano Ebay, noto sito di aste online, ha annunciato che per la prima volta nella sua storia ha incassato nel quarto trimestre 2008 2,04 miliardi di dollari, ossia il 6,6% in meno rispetto all’anno precedente. Nonostante questo rallentamento dovuto al periodo congiunturale (così dicono gli economisti quando le cose vanno alla malora) e alle paure da parte degli utenti di fare acquisti, per il primo trimestre del 2009 Ebay conta di incassare tra 1,8 e 2,01 miliardi di dollari.
 
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
Per quanto riguarda Microsoft, che tra flop di software come ad esempio Windows Vista e cali di introiti riguardanti la pubblicità via web, si trova a combattere una battaglia su un terreno a lei non ancora congeniale come le ricerche web e la pubblicità via web: infatti si sa che giganti come Google hanno fatto affari monopolizzando le reclame (più spazio ed utenza hai a disposizione, più pubblicità venderai, a prezzi alti, e sarai tu a decidere il mercato), e Microsoft corre ai ripari, annunciando e poi smentendo a più riprese l’acquisto dell’ormai comatosa Yahoo (sembra che più che venderla la si stia svendendo contando il fatto che le azioni sono scese da 32 fino a 10 dollari).
 
Naturalmente anche il rivale Google non se la passa tanto bene visto che si può gongolare solo del fatto che, nonostante gli utili si assestino al meno 68%, siano migliori di quanto a Mountain View si sarebbero mai aspettati (ma questa potrebbe essere un’affermazione per far vedere che loro hanno tutto sotto controllo); tutto questo perché le piccole e anche medie imprese stanno chiudendo o si stanno fortemente ridimensionando, il che porta a non acquistare spazi pubblicitari e a non generare traffico e quindi contenere spese ma anche guadagni.
 
Per finire non possiamo non citare la stampa che in questi periodi sta subendo radicali cambiamenti diventando in parte online (così hanno detto quelli del New Yotk Times, il tutto in pochissimi anni). Alcuni, per prevenire la morte sia dei quotidiani in versione carta stampata ma soprattutto online parlano di micro pagamenti per poter sopperire alle spese e vendere solo i contenuti che ci interessano (Los Angeles Times, dall’Hartford Currant e dal New York Times tra gli interessati al progetto).
 
Il crollo dell’ITC: chi pagherà la crisi?
D’altro canto i francesi (nel particolare il presidente Sarcozy) hanno deciso di finanziare anche la stampa online, però ad un prezzo, la libertà di pensiero e di parola; infatti per poter aderire bisognerà avere “l’impiego esclusivo di giornalisti professionisti e la messa a disposizione dei contenuti originali trattati negli articoli pubblicati” ma non solo “regime di estrema responsabilità adattata alla realtà tecnologica dell’internet” (questo il contenuto nel discorso di Sarcozy), che vuol dire la revoca decisa dallo stato di questo “Status Quo”, in base magari ad una condotta non tanto apprezzata da chi comanda.

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Mercoledì, 4 Febbraio 2009 da Michelangelo Pisu in Google, LG, Microsoft, Motorola, Zoommate

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