Nintendo Wii: i laccetti del controller del portano in tribunale

I laccetti del controller del Wii portano Nintendo in tribunale

È proprio vero che i videogiochi fanno male, soprattutto se questi non vengono usati o si comportano in modo differente da come sono stati progettati. In molti si sono lamentati della fragilità dei laccetti del Wii Remote tanto che negli States è in corso una Class Action contro Nintendo.


Sembra una di quelle storie che si vedono in TV, dove un americano medio, o un gruppo di persone, decidono di portare davanti ad un giudice una società, per citarla in causa e chiedere un risarcimento milionario. Questo è quanto sta succedendo negli Stati Uniti, dove una casalinga ha portato in giudizio Nintendo, accusandola di avergli rovinato la televisione. Questo è successo a causa della fragilità dei laccetti che servono per “legare” al polso il controller della console Wii: in pratica, durante una partita con il figlio a Wii Bowling, il laccio si è rotto ed è andato a finire sullo schermo a 52 pollici della TV, frantumandolo.
 
La signora Elvig ha deciso quindi di citare Nintendo per danni sia morali che materiali e cercando di portare a casa ben 5 milioni di dollari (si sa come procedono queste cose negli States, dove cause milionarie sono all’ordine del giorno). Naturalmente questo non è un problema non conosciuto, anche perché la casa giapponese ha già cercato due volte di risolvere il problema, sempre però con risultati scarsi. Intanto la signora Elvig sta cercando altri sfortunati giocatori per intentare contro Nintendo una forte Class Action.

Mercoledì, 17 Dicembre 2008 da Michelangelo Pisu in Accessori, Console, Curiosità

Leggi di più : , , ,




Leggi questa ed altre notizie sul tuo iPhone

Scarica gratis l'applicazione >>


Aggiungi il tuo commento

Ricorda i miei dati per la prossima volta

Inviami una e-mail quando ci sono altri commenti

Codice di controllo

© 2006-2012 Trilud S.p.A. - P.I: 13059540156 - Tecnozoom, supplemento alla testata giornalistica Tuttogratis.it registrata al Tribunale di Milano n. 314/08

rss

Chiudi
Invia per E-Mail